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domenica 10 maggio 2020

step #13.1: IL SETTECENTO e la nascita della mongolfiera

Nel Settecento le tecnologie raggiungono ormai un livello di sviluppo e di precisione molto elevati. Alcune nazioni cominciano ad adottare una politica di promozione dello sviluppo tecnologico dando vita ad Accademie e Società di Scienze. Nasce la consapevolezza del lento ma inesorabile ed irreversibile cambiamento economico, sociale e culturale in atto che sfocerà nella Rivoluzione Industriale come risultato finale. Le nuove macchine tessili, idrauliche, le locomotive a vapore sono rapide e precise, i principi di Esattezza e Precisione sono le caratteristiche principali da ricercare, il tutto influenzato dal movimento ideologico e culturale dell’Illuminismo che intende portare i lumi della ragione in ogni campo dell’attività umana. Questo stravolgimento sarà causa poco per volta di conflitti sociali difficili da affrontare, ma la consapevolezza è che la soluzione sia da ricercare nel nuovo, perché non si può tornare indietro.

LA MONGOLFIERA


Già in epoche precedenti ci furono tentativi di far volare palloni di carta di riso con l’utilizzo dell’aria calda. Venivano utilizzati in particolare dall'esercito cinese per le segnalazioni militari durante le guerre e prendevano il nome di lanterne Kongming.
In Europa invece le prime testimonianze del volo di un pallone ad aria calda provengono dal Portogallo: a Lisbona infatti Bartolomeu de Gusmao, un inventore dell'epoca, riuscì davanti alla corte del re Giovanni V a far decollare un pallone fino a circa quattro metri dal suolo. Ma il problema era sollevare anche dei pesi!
Ci riuscirono per primi i Fratelli Montgolfier (da cui deriva il nome mongolfiera), Joseph-Michel e Jacques-Etienne, che il 3 giugno 1783 fecero volare lo scienziato Jean-François Pilâtre, anche se il pallone, per ragioni di sicurezza, venne legato a terra. Qualche mese dopo avvenne poi il primo volo "svincolato". Lo spettacolo delle mongolfiere affascinava e sorprendeva migliaia di spettatori, e la notizia si sparse velocemente in tutta Europa. Presto si compresero le potenzialità della tecnologia aeronautica, si sviluppò la tecnica di volo e lo studio dei gas per scopi scientifici ma anche per fini bellici.

Volo della mongolfiera dei F.lli Montgolfier 

Continuiamo nello step successivo.

step #13.2: IL SETTECENTO e gli automi

Per continuare con il discorso dello step #13.1 parleremo ora di alcune macchine che nel Settecento conobbero una grande evoluzione:

GLI AUTOMI


La fiducia nella macchina andrà a poco a poco a sostituirsi a quella nell’uomo. L’idea che il corpo umano fosse una macchina, al punto che anche l’attività della psiche e della ragione avrebbero potuto essere assimilate agli ingranaggi di dispositivi meccanici, era molto popolare nella metà del ‘700.
La costruzione di androidi ed automi in questo periodo storico sembra essere la rappresentazione di questa nuova tendenza, anche se non era loro attribuita alcuna dignità scientifica. Queste meraviglie artificiali erano richieste da principi, sovrani, nobili, chierici per abbellire parchi, giardini, o semplicemente per il loro diletto personale. 

Jacques de Vaucanson (1709-82), gesuita francese, appassionato di meccanica, seguì corsi di medicina ed anatomia per dar vita al suo progetto di costruire un automa dalle fattezze umane, tentando di riprodurre i movimenti e le funzioni fisiologiche dell’uomo. Una delle sue prime creazioni fu un “suonatore di flauto”, alto 178 cm, dotato di labbra mobili, una lingua meccanica che fungeva da valvola per il flusso dell’aria e dita mobili che aprivano e chiudevano i registri del flauto. I movimenti potevano avere diverse combinazioni variando i toni delle note del flauto.

               parte dello stesso macro-argomento. Per
Musica e Tecnologia: Jacques de Vaucanson e i suoi automata







Un’altra sua creazione fu “l’anatra digeritrice” che replicava la funzione di digestione e defecazione ed era in grado di nuotare. L’opera è esposta al Museo degli Automi a Grenoble.

Ora parliamo di Wolfgang Von Kempelen (1734-1784) che costruì per l’imperatrice Maria Teresa d’Austria, appassionata di giochi magici, magia, magnetismo, il "Turco Giocatore di Scacchi", esibito al pubblico nel 1770. Si trattava di un fantoccio vestito con abiti orientali, seduto su un cassone, in grado di poter giocare a scacchi e battere qualunque sfidante. Il “Turco” andò in tournèe in Europa e in Russia, le voci dicevano che fosse posseduto da uno spirito o, addirittura, che Von Kempelen avesse fatto un patto con il demonio. Alla morte del suo autore si scoprì che non c’era nulla di miracoloso, bensì all’interno del cassone si nascondevano abili giocatori dal corpo minuto che muovevano gli scacchi tramite magneti.

Turc mécanique — Wikipédia


Concludendo citerei Pierre Jaquet-Droz (1721-90), fondatore dell’omonima azienda svizzera nel 1738, ed il figlio Henri-Louis (1752-91). I due meccanici ed orologiai svizzeri costruirono tre automi umanoidi con l'unico scopo di far divertire i nobili dell’epoca alla corte di Luigi XVI e Maria Antonietta:

  • Lo Scrivano, il più elaborato tra i tre, è un bambolotto alto 70 cm seduto su uno sgabello e appoggiato ad un tavolo di mogano. Grazie ad un meccanismo a camme riesce a muovere gli arti: intinge la penna d’oca nel calamaio, la scuote per far cadere l’inchiostro e inizia a scrivere a mano libera su un foglio, andando a capo a fine riga. Riesce a riprodurre in corsivo qualsiasi tipo di testo di quaranta caratteri e sue tre righe.
  • La Musicista suona una melodia scorrendo le mani sulla tastiera e schiacciando i tasti. Non è un carillon e riproduce perfettamente i movimenti di un vero musicista: muove il busto a ritmo della melodia, con la testa segue le mani ed espande ritmicamente il torace per simulare il respiro. Inoltre conclude la sua esibizione con un inchino.
  • Infine il Disegnatore è in grado di realizzare con matita a grafite i chiaroscuri di quattro immagini precise. Prima tratteggia il contorno e poi effettua le sfumature, a volte soffiando anche sul disegno per far volare via la polvere. E' anche interessante osservare come con gli occhi segua l’immagine e come spesso cambi l’espressione del volto.

Al minuto 4.05 di questo video possiamo ammirare i tre automi in azione.


venerdì 17 aprile 2020

Divertimento nella musica classica


Mozart – Divertimento in Do Maggiore K.136 – Musica Colta – L'Uomo ...
Ora proviamo a immergerci nel mondo della musica e, in particolare, torniamo nel XVII secolo in Germania, quando W. A. Mozart compose una particolare forma musicale che prese il nome di Divertimento, in quanto caratterizzata da spensieratezza e adatta all'intrattenimento fine a se stesso.
Spesso richiamava un approccio alla danza, al teatro o ad altri generi musicali da camera tipici di quel periodo e veniva affiancato a forme musicali come le Serenate e i Notturni, che venivano eseguiti negli stessi contesti.
Dopo il 1780 circa il Divertimento divenne principalmente musica di accompagnamento durante i banchetti o i ritrovi all'aperto, nei quali gli aristocratici potevano rilassarsi e abbandonarsi ai piaceri. Ora il termine viene usato per indicare un'ampia varietà di opere strumentali per ensemble, accomunate dalla leggerezza e dal fatto di non avere una forma specifica. 
Molti altri compositori possono essere associati a questa forma musicale. In particolare il veneziano Carlo Grossi fu il primo ad utilizzare il nome "Divertimento" per una delle sue opere nel 1681, ma ci furono anche Stamitz, Haydn e Boccherini che diedero un grande contributo alla sua diffusione.
Divertimento K.136 fu la prima composizione mozartiana in quest'ambito, scritta quando era appena sedicenne dopo il secondo viaggio in Italia (questa esperienza lo influenzò particolarmente nella sua produzione). Ha uno stile galante e consiste in tre movimenti costruiti su una melodia molto semplice ma ricercata.

step #25: SINTESI

Cari lettori, siamo arrivati alla fine di questa nostra avventura alla ricerca di più informazioni possibili sul verbo DIVERTIRE ed è giunt...